Esiste la reincarnazione? Un punto di vista nagualistico

Daria & Maximilian Articoli 8 Comments

Tempo di lettura: 3 minuti
Esiste la reincarnazione?
 
Dal mio punto di vista la questione è complessa e potenzialmente fuorviante. Ci ho riflettuto molto, ovviamente non ho una risposta, ma solo un punto di vista limitato (che è comunque un work in progress).
 
Stando alle numerose ricerche e testimonianze sul campo (ad es. Brian Weiss, Angelo Bona, Ian Stevenson, Trutz Hardo, ecc), sembrerebbe che la reincarnazione esista.
 
Ma ciò che osserviamo e definiamo come reincarnazione potrebbe essere l’effetto, non la causa. In sostanza un grosso fraintendimento.
 
Quindi per prima cosa andrebbe indagato “chi o cosa è ciò che ricorda le [sue] vite precedenti”.
 
Se partiamo dal presupposto nagualistico che siamo una “colonia di fibre energetiche consapevoli” dette anche “unità di coscienza” (teoria che si ritrova anche nel buddhismo, seppur con altri termini), allora (coerentemente con questa visione) all’atto della morte le nostre fibre si disgregano, per poi riassemblarsi in nuove vite.
 
Come dei mattoncini lego, che prima formano una costruzione, poi tornano nel secchio dei lego, quindi formano una nuova costruzione, pur conservando in parte la memoria delle costruzioni passate (e qui sarebbe interessante definire chi o cosa è che assembla questi mattoncini lego in nuove costruzioni, ma non addentriamoci troppo nella tana del bianconiglio). Le fibre che compongono una entità provengono da molteplici altre entità e andranno a comporre numerose altre entità. Tutto si ricicla e si rimescola, andando e tornando dal mare oscuro della consapevolezza.
 
Questa non è reincarnazione, perché della vita che si è appena disgregata non rimane che la memoria. Tale memoria è presente nelle fibre che compongono nuove vite, ma non solo. Da un punto di vista olografico e morfogenetico (David Bohm, Karl Pribram, Michael Talbot, Rupert Sheldrake, ma anche Jung, ecc) le memorie individuali e collettive sono accessibili potenzialmente a chiunque. In teoria i ricordi specifici ed estremamente precisi di vite passate (vedi la storia di Shanti Devi, 1926) possono dipendere dal modo in cui le fibre si sono ri-assemblate conservando in esse la memoria di precedenti assemblaggi. Una sorta di intima predilezione, insomma.
 
Quindi sarebbe corretto parlare di “ricordi di altre vite”, ma non di reincarnazione e men che meno delle “nostre vite passate”, perché ciò che si conserva è la memoria, non l’essere dotato di coscienza e in grado di produrre consapevolezza o “cibo per l’Aquila”.
 
Ipotesi coerente anche con la visione e l’esperienza di Gustavo Rol, che parlava di uno “spirito intelligente” che permane dopo la morte (quindi non solo memoria, ma un vero e proprio costrutto energetico o macchina pensante, reattiva ma non attiva e non più dotata di vita né in grado di produrre vera consapevolezza o esperienza).
 
Eppure, come testimoniato anche nel buddhismo (oltre che nel nagualismo e nella quarta via di Gurdjieff), in casi totalmente eccezionali l’essere vivente può “cristallizzare” una coscienza unitaria in grado di sopravvivere alla morte del corpo fisico, ed eventualmente “tornare” volontariamente sul pianeta come nuova vita, conservando i propri ricordi. Ma questa è una possibilità che non è data per scontata e che dobbiamo guadagnarci (ciò che Don Juan definiva, se non ricordo male, “la possibilità di avere una possibilità“).
 
Insomma, nemmeno in questo caso si può parlare di reincarnazione come regola, ma semmai come eccezione o possibilità. E comunque il termine “reincarnazione” (nella sua accezione tradizionale) in questo caso sarebbe improprio.
 
Detto questo, l’argomento non è esaurito, perché rimane la questione ancor più vaga e misteriosa del corpo energetico o “sognatore”. Se noi siamo il prodotto del corpo energetico, se noi siamo il “sognato”, quanti altri “noi” ha prodotto il corpo energetico? E in quale sequenza temporale, dal punto di vista del corpo energetico che (in teoria) percepisce tempo e spazio in modo completamente diverso e non-lineare? Parliamo di ricordo delle vite passate, ma potremmo anche parlare di ricordo delle vite future. O in modo più pertinente potremmo parlare di “vite simultanee”. Questo potrebbe creare l’illusione della reincarnazione.
 
Se è vero che il mondo “si rifà in ogni istante”, ciò che emerge dal mare oscuro della consapevolezza è dotato per noi di linearità e coerenza dei ricordi solo in virtù della coercizione del nostro atto percettivo. Per quanto ne sappiamo, la nostra storia personale e il nostro ricordo (anche delle vite passate) potrebbero essere stati creati in questo stesso istante ed essere completamente diversi un istante dopo (per quanto “prima e dopo” siano solo termini arbitrati). Philip K. Dick ha esplorato questa possibilità in vari racconti e in particolare in “Ricordiamo per voi” (o “Ricordi in vendita”), da cui è stato tratto il film “Total Recall”.
 
In ogni caso vedo un grande rischio nell’idea tradizionale di reincarnazione: il rischio di indulgere in pensieri e convinzioni del tipo “quello che non ho voglia di fare ora lo farò nella prossima vita”, oppure di attaccarsi ancor di più al proprio ego e alla propria forma umana, al punto da volerli portare con sé e conservarli per l’eternità, anziché liberarsene il prima possibile.
 
La nostra idea di reincarnazione (e di karma, per estensione) è fortemente vincolata al nostro ego. La viviamo come una questione totalmente personale. Se in questa vita seminerò bene, nella prossima vita raccoglierò i frutti. Se in questa vita farò errori o fesserie, nella prossima vita potrò sistemare tutto.
 
In realtà (dal mio limitato punto di vista) l’evoluzione del singolo è indissolubilmente legata all’evoluzione della specie, del pianeta e dell’intera creazione. Abbiamo una grande responsabilità nel vivere la nostra vita, perché la consapevolezza prodotta dalle nostre fibre, quando esse si disgregheranno e andranno a comporre altre vite, formerà nuove persone, nuovi caratteri, nuovi destini e quindi nuova consapevolezza.
 
Siamo tutti immersi nello stesso fiume. L’acqua che beviamo è stata sporcata o ripulita da chi è a monte. Così come noi sporchiamo o ripuliamo l’acqua che berranno coloro che stanno a valle.
 
Come canta Battiato: “non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”. E allora godiamoci questa esperienza così unica e preziosa e lasciamo che gli altri possano fare altrettanto 🙂
 
Questo è solo il mio limitato punto di vista (in continua evoluzione).
 
Che ne pensate?
 
Un abbraccio a tutti <3

Comments 8

  1. Ci tengo a lasciare questo commento perché penso possa integrare tutti i concetti che hai espresso in questo post. Di solito non lascio mai commneti in giro per il web ma in questo caso mi sento di doverlo fare.
    E’ da tempo che mi interrogo sulla reincarnazione e anche se sono convinto che in certo senso esista, da un altro punto di vista sento in qualche modo che vi sia qualcosa che non mi convince nel modo in cui viene comunemente descritta (almeno per come abbiamo assimilato il concetto noi occidentali, che siamo propensi a dire “IO mi sono reincarnato…”).

    Ci tenevo quindi a dirti che leggere il tuo post è stato come veder mettere nero su bianco esattamente ciò che penso, in maniera chiara.

    E tal proposito volevo contribuire con una testimonianza di Alberto Tavanti , collaboratore e amico del grande Pier Luigi Ighina , proprio sulla reincarnazione, copio qui sotto il testo:

    ” … termino il mio intervento raccontandovi le ragioni che Gigi (Ighina) opponeva alla teoria della Reincarnazione, che lui definiva “l’ultima illusione” che separava gli uomini dalla piena conoscenza della Verità. Mi diceva:

    – L’uomo non conosce se stesso, non sa chi è veramente perché vive fuori di sé. Il suo Io si identifica in modo del tutto provvisorio con i pensieri, gli istinti e i sentimenti che prevalgono maggiormente in lui nei vari momenti della sua vita che sono biologicamente scanditi dai battiti del suo cuore.

    Se l’Io dell’uomo risiedesse in maniera permanente nella casa in cui è nato e cioè il suo Cuore, il Centro del suo essere, vivrebbe nella Luce dell’Amore che il suo Cuore emana di continuo come un piccolo Sole, e sperimenterebbe la sua sostanziale identità non solo con tutte le creature viventi nella natura, ma anche con Dio che di tutto l’ Universo è il Creatore. Tutto ciò che riconduce l’uomo a riconoscersi e a fondersi nel Crogiolo di un’Unica Energia Primordiale che ha creato tutte le forme esistenti scindendosi e riflettendosi in Se stessa, è la Verità. Al contrario tutto ciò che si oppone a questa Visione unitaria e mantiene le singole espressioni della Vita Universale in uno stato di separazione e quindi di individualità, è solo apparenza e illusione.

    A dire il vero, Ighina esprimeva questi concetti in maniera molto più semplice ed efficace. Per esempio quello che io ho chiamato il “crogiolo”, lui lo definiva il calderone da cui tutto era uscito e in cui tutto doveva rientrare.

    Per molto tempo sono stato in completo disaccordo con lui su questo argomento, perché avevo avuto diverse esperienze interiori in cui mi ero riconosciuto in personaggi più o meno noti del passato vissuti in un arco di tempo che andava dai primordi dell’umanità fino al 1800, ma poi successe qualcosa che prima mi fece dubitare e poi mi convinse a cambiare idea.

    Ighina diceva: “È l’Amore l’ Energia Fondamentale dell’ Universo, che tutto crea sempre in modo nuovo senza mai ripetersi.”

    – Già, è per questo che tu non credi alla Reincarnazione. Io però ci credo, perché mi sono riconosciuto in altre persone che erano vissute in passato.

    – Ti sei riconosciuto in loro perché ti assomigliavano?

    – Fisicamente, no di certo. Pensa che una di loro era una monaca di clausura che ha vissuto una vita di incredibili sofferenze, murata in una cella fino alla morte. Questa è stata la mia penultima reincarnazione in cui ho scontato, in dura penitenza, le conseguenze di quella precedente che avevo vissuto nei panni di un avventuriero spregiudicato che ne aveva fatto di tutti i colori.

    – E adesso dove sono andati a finire la monaca e l’avventuriero?

    – Sono dentro di me, sono parti di me che continuano ad esistere ma solo come predisposizioni inconsce verso certi atteggiamenti contrapposti che cerco di controllare e di superare fondendoli nella mia vita attuale.

    – È indubbio che tu hai un rapporto di partecipazione alla vita di questi personaggi del passato che hanno vissuto in maniera così contrapposta, ma tu non sei certamente il solo ad averlo perché lo condividi con moltissimi altri. Ricordati che partecipare non vuol dire essere. Però se tu trasformi una semplice partecipazione condivisa, in una identificazione, allora per te diventa vero ciò che non è affatto reale. Guarda per esempio quante persone partecipano alla vita di personaggi famosi: attori, cantanti , atleti, uomini politici, ecc. Li ammirano, li imitano, li invidiano, li amano e in certi casi li odiano, perché rappresentano in maniera accentuata certe loro tendenze interiori, ma non si identificano certamente con loro.

    Vedi, è come il discorso sulla ereditarietà: nel nostro sangue sono presenti delle predisposizioni genetiche che affondano la loro origine nel sangue di innumerevoli generazioni di persone che ci hanno preceduto, anche se, ovviamente, sono i caratteri genetici dei nostri genitori quelli che prevalgono. Ma è forse questo un motivo sufficiente per affermare che siamo la reincarnazione biologica dei nostri genitori?

    Credimi, tu non sei la reincarnazione della monaca e dell’avventuriero, ma l’Incarnazione dello Spirito che ha scelto il corpo nato dall’amore dei tuoi genitori e che contiene in sé anche le più diverse predisposizioni animiche presenti sulla Spira del tempo del tuo concepimento, per manifestarsi nel Creato nel ricorrente tentativo di redimerlo.

    – Fermati, fermati! La Spira del tempo, l’Incarnazione, la Redenzione… ma perché non me le hai dette prima queste cose?

    – Perché non eri pronto, non era ancora il momento. Ma ora basta così. Lascia perdere tutti questi ragionamenti che ti distraggono dalla concretezza della vita . Ciò che è importante è vivere, non pensare; essere e non capire. La Verità si manifesterà in te come un Dono quando meno te l’aspetti, quando rinuncerai a volerla strappare al Mistero con la violenza dei tuoi ragionamenti.”

    Buon viaggio !

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      Ciao Silvia, grazie per averci nominati. Risponderemo al più presto alla tua chiamata 🙂
      Un abbraccio!

  2. Si sta facendo confusione quello di cui si parla è il
    il pho’ cinese il pho’ cinese sarebbe il nostro aggregato molecolare…appunto le fibre di cui si parla; la parte meramente materiale. ..i mattoncini lego
    … che non c’entrano nulla con il ka di memoria egiziana cioè il noi coscienza noi siamo

    .lo spirito coscienza….che non si aggrega…non si disperde ma una volta integrato in un nuovo corpo ne subirà in parte gli influssi geneti restando comunque sempre se stesso….non siamo quindi una coscienza multiforme per v infinite possibilità di sintesi n perché la sintesi avverrà a livello fisico. ..non certo energetico

    a noi non c’entriamo niente con con il DNA Il DNA è un miscuglio di aminoacidi poi possiamo andarci Ale incarnare in una razza che non altre razza Per quanto riguarda la promiscuità genetica riguarda soltanto il lato fisico la nostra coscienza non è un aggregato multiforme di infinite sintesi ma è appunto una coscienza a sé stante reincarnazione in si possono volgere su più livelli su pianeti più dimensioni Qua si sta facendo un po’ di confusione

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      Ciao Giacomo, grazie per la tua condivisione. Quello che ho espresso è il punto di vista di chi segue un certo lignaggio e una certa tradizione molto antica. Non è ovviamente l’unico punto di vista e non è necessariamente il più accurato. Spero sia chiaro che ognuno di noi sta esprimendo un punto di vista, che nasce da ciò che abbiamo letto e studiato, da ciò che ci hanno raccontato e solo in minima parte dalle nostre esperienze personali e dalla nostra percezione sottile. Un abbraccio.
      ps: a proposito di confusione, non è che il tuo messaggio sia proprio chiarissimo… 🙂

  3. Buongiorno a voi e buon anno.
    Ho letto con interesse l’articolo e, essendo scrittore e ricercatore (peggio di San Tommaso…) colgo l’occasione per dare un piccolo contributo.
    Collaboro da molti anni con una medium che è stata “oggetto di studio” della facoltà di psicologia dell’università di Padova con risultati così stupefacenti che terrà tra qualche mese, una Letio Magistralis in Università. Con lei abbiamo avuto modo, centinaia di volte, di dialogare in modo nitido, inopinabile, oggettivo, con defunti. Abbiamo quindi la nostra CERTEZZA che il percorso non finisce qui ma continua. Nessuno mai ha parlato di reincarnazione con loro, ma potremmo farlo. Certo, leggendo vari testi, rimarrebbe assai riduttivo e misero, considerare un solo passaggio su questo mondo o altri. Leggendo Lanza, ancora una volta mi sono detto: “Noi non abbiamo un’anima, noi siamo anima!”.
    Buon anno a voi e complimenti.

    Marco Cesati Cassin

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      Ciao Marco, grazie per la tua preziosa testimonianza. Sono in molto ad avere la certezza che hai tu. Molti si basano su evidenze, testimonianze, fatti osservati in prima persona e ripetuti centinaia o migliaia di volte. In vari casi c’è stato il tentativo di affrontare la questione in modo scientifico, con risultati importanti da tenere in considerazione. Dal mio punto di vista i dati raccolti, più che fornire risposte certe, creano sempre nuove domande, che comunque hanno il vantaggio di allargare il nostro orizzonte.

      Così come stanno progredendo gli studi scientifici sul sognare, che vanno di pari passo con gli studi sulla vera natura della realtà (non voglio citare a sproposito la fisica quantistica, ma mi sto riferendo a questo tipo di studi). Tutto converge nella stessa direzione.

      In molte culture e tradizioni esoteriche si dice che alla morte del corpo fisico, i nostri corpi sottili ci mettono un tempo prima di dissolversi o morire a loro volta. Un tempo che non è misurabile in anni terrestri. Questo potrebbe ad esempio spiegare come sia possibile parlare con i defunti, anche a distanza di anni. Ma comunque anche quel viaggio, prima o poi, avrà una fine. Oppure no? Cosa accade alle persone che muoiono, durante quella fase di trasformazione più o meno lunga in cui la loro coscienza rimane integra e va dissolvendosi? E cosa accade dopo? Perché alcuni medium della tradizione spiritista cristiana come Chico Xavier (o lo stesso Allan Kardec che ne è stato il precursore) raccontano di un certo viaggio del defunto, mentre in altre tradizioni si raccontano cose diverse? Perché certe persone di matrice cristiana (benché laiche) visitano i mondi raccontati da Xavier, mentre altre persone (ad esempio buddhiste o induiste) ne visitano altri? Perché le esperienze di premorte hanno così tanti elementi in comune, eppure si svolgono in contesti così diversi? Sono le descrizioni che cambiano? Oppure sono esperienze realmente diverse? E cosa le accomuna allora, siccome essendo tutti umani dovremmo funzionare tutti allo stesso modo, morte inclusa?

      Ovviamente non ho risposte. Ma ognuna di queste domande serve a tenere aperta la mente e flessibile il punto di vista. Sarebbe sicuramente interessante conoscere il punto di vista di questi defunti canalizzati dalla medium di cui parli. Scoprire cosa loro percepiscono e descrivono dal loro punto di vista… tenendo sempre presente che anche quello è un punto di vista (e questo potrebbe spiegare perché le persone raccontano esperienze diverse… magari si tratta solo di un modo diverso di percepire e descrivere una realtà non più rigidamente condizionata e mantenuta in essere dalle regole dell’accordo sociale collettivo e dall’inventario del mondo).

      Magari se ti va ne potremo parlare in un’intervista. Che ne pensi?

      Un abbraccio e grazie ancora.

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