Esiste la reincarnazione? Un punto di vista nagualistico

Daria & MaximilianArticoli4 Comments

Tempo di lettura: 3 minuti
Esiste la reincarnazione?
 
Dal mio punto di vista la questione è complessa e potenzialmente fuorviante. Ci ho riflettuto molto, ovviamente non ho una risposta, ma solo un punto di vista limitato (che è comunque un work in progress).
 
Stando alle numerose ricerche e testimonianze sul campo (ad es. Brian Weiss, Angelo Bona, Ian Stevenson, Trutz Hardo, ecc), sembrerebbe che la reincarnazione esista.
 
Ma ciò che osserviamo e definiamo come reincarnazione potrebbe essere l’effetto, non la causa. In sostanza un grosso fraintendimento.
 
Quindi per prima cosa andrebbe indagato “chi o cosa è ciò che ricorda le [sue] vite precedenti”.
 
Se partiamo dal presupposto nagualistico che siamo una “colonia di fibre energetiche consapevoli” dette anche “unità di coscienza” (teoria che si ritrova anche nel buddhismo, seppur con altri termini), allora (coerentemente con questa visione) all’atto della morte le nostre fibre si disgregano, per poi riassemblarsi in nuove vite.
 
Come dei mattoncini lego, che prima formano una costruzione, poi tornano nel secchio dei lego, quindi formano una nuova costruzione, pur conservando in parte la memoria delle costruzioni passate (e qui sarebbe interessante definire chi o cosa è che assembla questi mattoncini lego in nuove costruzioni, ma non addentriamoci troppo nella tana del bianconiglio). Le fibre che compongono una entità provengono da molteplici altre entità e andranno a comporre numerose altre entità. Tutto si ricicla e si rimescola, andando e tornando dal mare oscuro della consapevolezza.
 
Questa non è reincarnazione, perché della vita che si è appena disgregata non rimane che la memoria. Tale memoria è presente nelle fibre che compongono nuove vite, ma non solo. Da un punto di vista olografico e morfogenetico (David Bohm, Karl Pribram, Michael Talbot, Rupert Sheldrake, ma anche Jung, ecc) le memorie individuali e collettive sono accessibili potenzialmente a chiunque. In teoria i ricordi specifici ed estremamente precisi di vite passate (vedi la storia di Shanti Devi, 1926) possono dipendere dal modo in cui le fibre si sono ri-assemblate conservando in esse la memoria di precedenti assemblaggi. Una sorta di intima predilezione, insomma.
 
Quindi sarebbe corretto parlare di “ricordi di altre vite”, ma non di reincarnazione e men che meno delle “nostre vite passate”, perché ciò che si conserva è la memoria, non l’essere dotato di coscienza e in grado di produrre consapevolezza o “cibo per l’Aquila”.
 
Ipotesi coerente anche con la visione e l’esperienza di Gustavo Rol, che parlava di uno “spirito intelligente” che permane dopo la morte (quindi non solo memoria, ma un vero e proprio costrutto energetico o macchina pensante, reattiva ma non attiva e non più dotata di vita né in grado di produrre vera consapevolezza o esperienza).
 
Eppure, come testimoniato anche nel buddhismo (oltre che nel nagualismo e nella quarta via di Gurdjieff), in casi totalmente eccezionali l’essere vivente può “cristallizzare” una coscienza unitaria in grado di sopravvivere alla morte del corpo fisico, ed eventualmente “tornare” volontariamente sul pianeta come nuova vita, conservando i propri ricordi. Ma questa è una possibilità che non è data per scontata e che dobbiamo guadagnarci (ciò che Don Juan definiva, se non ricordo male, “la possibilità di avere una possibilità“).
 
Insomma, nemmeno in questo caso si può parlare di reincarnazione come regola, ma semmai come eccezione o possibilità. E comunque il termine “reincarnazione” (nella sua accezione tradizionale) in questo caso sarebbe improprio.
 
Detto questo, l’argomento non è esaurito, perché rimane la questione ancor più vaga e misteriosa del corpo energetico o “sognatore”. Se noi siamo il prodotto del corpo energetico, se noi siamo il “sognato”, quanti altri “noi” ha prodotto il corpo energetico? E in quale sequenza temporale, dal punto di vista del corpo energetico che (in teoria) percepisce tempo e spazio in modo completamente diverso e non-lineare? Parliamo di ricordo delle vite passate, ma potremmo anche parlare di ricordo delle vite future. O in modo più pertinente potremmo parlare di “vite simultanee”. Questo potrebbe creare l’illusione della reincarnazione.
 
Se è vero che il mondo “si rifà in ogni istante”, ciò che emerge dal mare oscuro della consapevolezza è dotato per noi di linearità e coerenza dei ricordi solo in virtù della coercizione del nostro atto percettivo. Per quanto ne sappiamo, la nostra storia personale e il nostro ricordo (anche delle vite passate) potrebbero essere stati creati in questo stesso istante ed essere completamente diversi un istante dopo (per quanto “prima e dopo” siano solo termini arbitrati). Philip K. Dick ha esplorato questa possibilità in vari racconti e in particolare in “Ricordiamo per voi” (o “Ricordi in vendita”), da cui è stato tratto il film “Total Recall”.
 
In ogni caso vedo un grande rischio nell’idea tradizionale di reincarnazione: il rischio di indulgere in pensieri e convinzioni del tipo “quello che non ho voglia di fare ora lo farò nella prossima vita”, oppure di attaccarsi ancor di più al proprio ego e alla propria forma umana, al punto da volerli portare con sé e conservarli per l’eternità, anziché liberarsene il prima possibile.
 
La nostra idea di reincarnazione (e di karma, per estensione) è fortemente vincolata al nostro ego. La viviamo come una questione totalmente personale. Se in questa vita seminerò bene, nella prossima vita raccoglierò i frutti. Se in questa vita farò errori o fesserie, nella prossima vita potrò sistemare tutto.
 
In realtà (dal mio limitato punto di vista) l’evoluzione del singolo è indissolubilmente legata all’evoluzione della specie, del pianeta e dell’intera creazione. Abbiamo una grande responsabilità nel vivere la nostra vita, perché la consapevolezza prodotta dalle nostre fibre, quando esse si disgregheranno e andranno a comporre altre vite, formerà nuove persone, nuovi caratteri, nuovi destini e quindi nuova consapevolezza.
 
Siamo tutti immersi nello stesso fiume. L’acqua che beviamo è stata sporcata o ripulita da chi è a monte. Così come noi sporchiamo o ripuliamo l’acqua che berranno coloro che stanno a valle.
 
Come canta Battiato: “non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”. E allora godiamoci questa esperienza così unica e preziosa e lasciamo che gli altri possano fare altrettanto 🙂
 
Questo è solo il mio limitato punto di vista (in continua evoluzione).
 
Che ne pensate?
 
Un abbraccio a tutti <3

4 Comments on “Esiste la reincarnazione? Un punto di vista nagualistico”

  1. Ci tengo a lasciare questo commento perché penso possa integrare tutti i concetti che hai espresso in questo post. Di solito non lascio mai commneti in giro per il web ma in questo caso mi sento di doverlo fare.
    E’ da tempo che mi interrogo sulla reincarnazione e anche se sono convinto che in certo senso esista, da un altro punto di vista sento in qualche modo che vi sia qualcosa che non mi convince nel modo in cui viene comunemente descritta (almeno per come abbiamo assimilato il concetto noi occidentali, che siamo propensi a dire “IO mi sono reincarnato…”).

    Ci tenevo quindi a dirti che leggere il tuo post è stato come veder mettere nero su bianco esattamente ciò che penso, in maniera chiara.

    E tal proposito volevo contribuire con una testimonianza di Alberto Tavanti , collaboratore e amico del grande Pier Luigi Ighina , proprio sulla reincarnazione, copio qui sotto il testo:

    ” … termino il mio intervento raccontandovi le ragioni che Gigi (Ighina) opponeva alla teoria della Reincarnazione, che lui definiva “l’ultima illusione” che separava gli uomini dalla piena conoscenza della Verità. Mi diceva:

    – L’uomo non conosce se stesso, non sa chi è veramente perché vive fuori di sé. Il suo Io si identifica in modo del tutto provvisorio con i pensieri, gli istinti e i sentimenti che prevalgono maggiormente in lui nei vari momenti della sua vita che sono biologicamente scanditi dai battiti del suo cuore.

    Se l’Io dell’uomo risiedesse in maniera permanente nella casa in cui è nato e cioè il suo Cuore, il Centro del suo essere, vivrebbe nella Luce dell’Amore che il suo Cuore emana di continuo come un piccolo Sole, e sperimenterebbe la sua sostanziale identità non solo con tutte le creature viventi nella natura, ma anche con Dio che di tutto l’ Universo è il Creatore. Tutto ciò che riconduce l’uomo a riconoscersi e a fondersi nel Crogiolo di un’Unica Energia Primordiale che ha creato tutte le forme esistenti scindendosi e riflettendosi in Se stessa, è la Verità. Al contrario tutto ciò che si oppone a questa Visione unitaria e mantiene le singole espressioni della Vita Universale in uno stato di separazione e quindi di individualità, è solo apparenza e illusione.

    A dire il vero, Ighina esprimeva questi concetti in maniera molto più semplice ed efficace. Per esempio quello che io ho chiamato il “crogiolo”, lui lo definiva il calderone da cui tutto era uscito e in cui tutto doveva rientrare.

    Per molto tempo sono stato in completo disaccordo con lui su questo argomento, perché avevo avuto diverse esperienze interiori in cui mi ero riconosciuto in personaggi più o meno noti del passato vissuti in un arco di tempo che andava dai primordi dell’umanità fino al 1800, ma poi successe qualcosa che prima mi fece dubitare e poi mi convinse a cambiare idea.

    Ighina diceva: “È l’Amore l’ Energia Fondamentale dell’ Universo, che tutto crea sempre in modo nuovo senza mai ripetersi.”

    – Già, è per questo che tu non credi alla Reincarnazione. Io però ci credo, perché mi sono riconosciuto in altre persone che erano vissute in passato.

    – Ti sei riconosciuto in loro perché ti assomigliavano?

    – Fisicamente, no di certo. Pensa che una di loro era una monaca di clausura che ha vissuto una vita di incredibili sofferenze, murata in una cella fino alla morte. Questa è stata la mia penultima reincarnazione in cui ho scontato, in dura penitenza, le conseguenze di quella precedente che avevo vissuto nei panni di un avventuriero spregiudicato che ne aveva fatto di tutti i colori.

    – E adesso dove sono andati a finire la monaca e l’avventuriero?

    – Sono dentro di me, sono parti di me che continuano ad esistere ma solo come predisposizioni inconsce verso certi atteggiamenti contrapposti che cerco di controllare e di superare fondendoli nella mia vita attuale.

    – È indubbio che tu hai un rapporto di partecipazione alla vita di questi personaggi del passato che hanno vissuto in maniera così contrapposta, ma tu non sei certamente il solo ad averlo perché lo condividi con moltissimi altri. Ricordati che partecipare non vuol dire essere. Però se tu trasformi una semplice partecipazione condivisa, in una identificazione, allora per te diventa vero ciò che non è affatto reale. Guarda per esempio quante persone partecipano alla vita di personaggi famosi: attori, cantanti , atleti, uomini politici, ecc. Li ammirano, li imitano, li invidiano, li amano e in certi casi li odiano, perché rappresentano in maniera accentuata certe loro tendenze interiori, ma non si identificano certamente con loro.

    Vedi, è come il discorso sulla ereditarietà: nel nostro sangue sono presenti delle predisposizioni genetiche che affondano la loro origine nel sangue di innumerevoli generazioni di persone che ci hanno preceduto, anche se, ovviamente, sono i caratteri genetici dei nostri genitori quelli che prevalgono. Ma è forse questo un motivo sufficiente per affermare che siamo la reincarnazione biologica dei nostri genitori?

    Credimi, tu non sei la reincarnazione della monaca e dell’avventuriero, ma l’Incarnazione dello Spirito che ha scelto il corpo nato dall’amore dei tuoi genitori e che contiene in sé anche le più diverse predisposizioni animiche presenti sulla Spira del tempo del tuo concepimento, per manifestarsi nel Creato nel ricorrente tentativo di redimerlo.

    – Fermati, fermati! La Spira del tempo, l’Incarnazione, la Redenzione… ma perché non me le hai dette prima queste cose?

    – Perché non eri pronto, non era ancora il momento. Ma ora basta così. Lascia perdere tutti questi ragionamenti che ti distraggono dalla concretezza della vita . Ciò che è importante è vivere, non pensare; essere e non capire. La Verità si manifesterà in te come un Dono quando meno te l’aspetti, quando rinuncerai a volerla strappare al Mistero con la violenza dei tuoi ragionamenti.”

    Buon viaggio !

    1. Ciao Silvia, grazie per averci nominati. Risponderemo al più presto alla tua chiamata 🙂
      Un abbraccio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *