Esiste la reincarnazione? Un punto di vista nagualistico

Daria & MaximilianArticoliLascia un Commento

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Esiste la reincarnazione?
 
Dal mio punto di vista la questione è complessa e potenzialmente fuorviante. Ci ho riflettuto molto, ovviamente non ho una risposta, ma solo un punto di vista limitato (che è comunque un work in progress).
 
Stando alle numerose ricerche e testimonianze sul campo (ad es. Brian Weiss, Angelo Bona, Ian Stevenson, Trutz Hardo, ecc), sembrerebbe che la reincarnazione esista.
 
Ma ciò che osserviamo e definiamo come reincarnazione potrebbe essere l’effetto, non la causa. In sostanza un grosso fraintendimento.
 
Quindi per prima cosa andrebbe indagato “chi o cosa è ciò che ricorda le [sue] vite precedenti”.
 
Se partiamo dal presupposto nagualistico che siamo una “colonia di fibre energetiche consapevoli” dette anche “unità di coscienza” (teoria che si ritrova anche nel buddhismo, seppur con altri termini), allora (coerentemente con questa visione) all’atto della morte le nostre fibre si disgregano, per poi riassemblarsi in nuove vite.
 
Come dei mattoncini lego, che prima formano una costruzione, poi tornano nel secchio dei lego, quindi formano una nuova costruzione, pur conservando in parte la memoria delle costruzioni passate (e qui sarebbe interessante definire chi o cosa è che assembla questi mattoncini lego in nuove costruzioni, ma non addentriamoci troppo nella tana del bianconiglio). Le fibre che compongono una entità provengono da molteplici altre entità e andranno a comporre numerose altre entità. Tutto si ricicla e si rimescola, andando e tornando dal mare oscuro della consapevolezza.
 
Questa non è reincarnazione, perché della vita che si è appena disgregata non rimane che la memoria. Tale memoria è presente nelle fibre che compongono nuove vite, ma non solo. Da un punto di vista olografico e morfogenetico (David Bohm, Karl Pribram, Michael Talbot, Rupert Sheldrake, ma anche Jung, ecc) le memorie individuali e collettive sono accessibili potenzialmente a chiunque. In teoria i ricordi specifici ed estremamente precisi di vite passate (vedi la storia di Shanti Devi, 1926) possono dipendere dal modo in cui le fibre si sono ri-assemblate conservando in esse la memoria di precedenti assemblaggi. Una sorta di intima predilezione, insomma.
 
Quindi sarebbe corretto parlare di “ricordi di altre vite”, ma non di reincarnazione e men che meno delle “nostre vite passate”, perché ciò che si conserva è la memoria, non l’essere dotato di coscienza e in grado di produrre consapevolezza o “cibo per l’Aquila”.
 
Ipotesi coerente anche con la visione e l’esperienza di Gustavo Rol, che parlava di uno “spirito intelligente” che permane dopo la morte (quindi non solo memoria, ma un vero e proprio costrutto energetico o macchina pensante, reattiva ma non attiva e non più dotata di vita né in grado di produrre vera consapevolezza o esperienza).
 
Eppure, come testimoniato anche nel buddhismo (oltre che nel nagualismo e nella quarta via di Gurdjieff), in casi totalmente eccezionali l’essere vivente può “cristallizzare” una coscienza unitaria in grado di sopravvivere alla morte del corpo fisico, ed eventualmente “tornare” volontariamente sul pianeta come nuova vita, conservando i propri ricordi. Ma questa è una possibilità che non è data per scontata e che dobbiamo guadagnarci (ciò che Don Juan definiva, se non ricordo male, “la possibilità di avere una possibilità“).
 
Insomma, nemmeno in questo caso si può parlare di reincarnazione come regola, ma semmai come eccezione o possibilità. E comunque il termine “reincarnazione” (nella sua accezione tradizionale) in questo caso sarebbe improprio.
 
Detto questo, l’argomento non è esaurito, perché rimane la questione ancor più vaga e misteriosa del corpo energetico o “sognatore”. Se noi siamo il prodotto del corpo energetico, se noi siamo il “sognato”, quanti altri “noi” ha prodotto il corpo energetico? E in quale sequenza temporale, dal punto di vista del corpo energetico che (in teoria) percepisce tempo e spazio in modo completamente diverso e non-lineare? Parliamo di ricordo delle vite passate, ma potremmo anche parlare di ricordo delle vite future. O in modo più pertinente potremmo parlare di “vite simultanee”. Questo potrebbe creare l’illusione della reincarnazione.
 
Se è vero che il mondo “si rifà in ogni istante”, ciò che emerge dal mare oscuro della consapevolezza è dotato per noi di linearità e coerenza dei ricordi solo in virtù della coercizione del nostro atto percettivo. Per quanto ne sappiamo, la nostra storia personale e il nostro ricordo (anche delle vite passate) potrebbero essere stati creati in questo stesso istante ed essere completamente diversi un istante dopo (per quanto “prima e dopo” siano solo termini arbitrati). Philip K. Dick ha esplorato questa possibilità in vari racconti e in particolare in “Ricordiamo per voi” (o “Ricordi in vendita”), da cui è stato tratto il film “Total Recall”.
 
In ogni caso vedo un grande rischio nell’idea tradizionale di reincarnazione: il rischio di indulgere in pensieri e convinzioni del tipo “quello che non ho voglia di fare ora lo farò nella prossima vita”, oppure di attaccarsi ancor di più al proprio ego e alla propria forma umana, al punto da volerli portare con sé e conservarli per l’eternità, anziché liberarsene il prima possibile.
 
La nostra idea di reincarnazione (e di karma, per estensione) è fortemente vincolata al nostro ego. La viviamo come una questione totalmente personale. Se in questa vita seminerò bene, nella prossima vita raccoglierò i frutti. Se in questa vita farò errori o fesserie, nella prossima vita potrò sistemare tutto.
 
In realtà (dal mio limitato punto di vista) l’evoluzione del singolo è indissolubilmente legata all’evoluzione della specie, del pianeta e dell’intera creazione. Abbiamo una grande responsabilità nel vivere la nostra vita, perché la consapevolezza prodotta dalle nostre fibre, quando esse si disgregheranno e andranno a comporre altre vite, formerà nuove persone, nuovi caratteri, nuovi destini e quindi nuova consapevolezza.
 
Siamo tutti immersi nello stesso fiume. L’acqua che beviamo è stata sporcata o ripulita da chi è a monte. Così come noi sporchiamo o ripuliamo l’acqua che berranno coloro che stanno a valle.
 
Come canta Battiato: “non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”. E allora godiamoci questa esperienza così unica e preziosa e lasciamo che gli altri possano fare altrettanto 🙂
 
Questo è solo il mio limitato punto di vista (in continua evoluzione).
 
Che ne pensate?
 
Un abbraccio a tutti <3

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